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Durante il Medioevo,
quando le trasformazioni economiche mutarono il rapporto
terra-lavoro, sorsero nel territorio meridionale le masserie.
Il nome deriva da "massae", insieme di immobili rurali con
latifondo, vere e proprie cittadelle autarchiche, con
possibilità difensive, laddove vediamo ancor oggi torrette
d'avvistamento e possenti mura di cinta.
Esse comprendono una complessa costruzione agricola con un vasto terreno
tutt'intorno (la cosiddetta "dote" della masseria,
raramente superava i 500 ettari) e riflettono tradizionali
attività agricole incentrate sulla pastorizia e sulla
cerealicoltura.
Ciò che maggiormente risalta nella
maggior parte delle masserie, più che la complessità delle
strutture, è l'aspetto di piccoli fortilizi, che rende
l'insediamento più vicino ad un'opera di difesa che ad un luogo
di vita e di lavoro. Sono infatti le cosiddette "masserie
fortificate", con la loro mole massiccia e con la ricchezza
di particolari architettonici.
Nella Murgia le costruzioni delle masserie venivano affiancati da
maestosi trulli, che servivano alla conservazione dei materiali
prodotti.
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